lunedì 23 novembre 2015

GLI ALTRI E L’INTEGRAZIONE DEL NULLA

Prima o poi dovremo chiederci perché il modello di integrazione occidentale multiculturale di paesi come Francia e Inghilterra ( e portato ad esempio) non funziona gran ché , ne per i nuovi arrivati ne per gli autoctoni.


Due considerazioni:

1 non siamo tutti uguali, e la cultura di provenienza è determinante 

2 la cultura occidentale non è allo stato attuale necessariamente da prendere a modello.. (e ci meravigliamo che alcuni rifiutino una cultura in agonia in cui il tratto principale è un consumismo scemo e autodistruttivo).


L’integrazione non si fa ignorando le differenze ma cercando di conoscerle, dicono!


Così è anche in Europa. 

La religione determina una cultura e viceversa, quindi anche se sei “moderno”, agnostico, non praticante ( come chi scrive), sei profondamente condizionato dalla cultura cattolica o protestante, etc.

Così, semplificando ed estremizzando, se i cattolici ( parlo di cultura ) sono un po’ mollaccioni, perché sanno che se fanno una schifezza con un buon prete ( e atto di pentimento) o un buon avvocato si risolverà.

I protestanti che rendono conto direttamente a Dio, pensano che se ti comporti moralmente, il buon Dio ti premierà con tanto denaro ( “benedetto”), ergo, denaro = morale ( povertà= peccato?), pensa un po’…Dio lo vuole..una Sharia all’occidentale.


L’islam ( sempre con somma semplificazione delle mie limitate conoscenze..) ha per secoli seguito un strada sua, parallela, diversa.


Se la terra degli infedeli era per gli occidentali un posto dove si poteva, e doveva andare, per la cultura islamica la terra degli infedeli era da evitare ( se non per conquista), perché contaminante, di conseguenza era meglio accogliere i mercanti di diverse religione, consentendo loro di praticarle liberamente ( pensiamo agli Ebrei Sefarditi, sterminati in Spagna nel ‘600 e accolti nei paesi musulmani).

Un prezzo da pagare: isolamento e l’idea che quello fosse l’unico mondo possibile, sprezzando l’altra parte di mondo infedele e contaminante.


E veniamo all'oggi.

Illuminatissimi uomini di idee e di politica hanno fatto integrazione ponendo culture diverse in alienanti condomini periferici di cemento armato, ignorando peculiarità, e chiudendo un occhio sul rispetto delle leggi, quando serve, perché è più comodo ignorare la violazione che educare.

E chi si lamenta è razzista ( è un caso che i più poveri siano spesso, non sempre, i più razzisti?).


La priorità è una, spendere poco, avere tanta manodopera.


Ma la cosa forse ancor più grave è lo stato di prostrazione cui è stata ridotta la ns cultura “natale”.

Nel nome del politicamente corretto, del pensiero “moderno” viene destituito di valore, ridicolizzato o semplicemente vietata ogni traccia della tradizione locale, delle peculliarità culturali, della ricchezza di storia che nel passato ha fatto dell’Europa una fonte inestinguibile di guerre sì, ma anche di cultura e idee.

La politica segue diligentemente le istruzioni dei grandi globalizzatori : ridurre tutto e tutti a una grande massa in movimento controllato, una massa che pensi di essere libera, istruita e ricca, quando in realtà è diventata intellettualmente imbelle, priva di passato e sommersa di beni di consumo in buona parte senza valore. 

Che ha perso le conoscenze di un mondo legato alla terra, ma è incapace, per oculata scadente scolarizzazione, di accedere e godere di buona parte della conoscenza prodotta nei secoli da intellettuali e artisti, per noi ormai troppo complicata e impegnativa.

Questo mondo apre le porte al diverso, e lo fa con l’ignoranza e la superficialità che lo contraddistingue.

Per ritrarsi poi inorridito all’accorgersi che c’è chi quel mondo lo odia e lo disprezza.

[Sara Boselli]

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